The Corrections, by Jonathan Franzen

corrHo comprato "Le correzioni" perche’ mi son fatto turlupinare dal marketing.  Il libro ha, infatti, una storia interessante: questo Franzen alla fine degli anni 90 scrisse un pezzo "storico" sul "The New Yorker" (mi sembra) in cui tesseva le lodi del romanzo moderno, dopodiche’ scomparve e si rinchiuse per anni a scrivere "The Corrections".  Quando finalmente il libro usci’ tutti i critici nonostante le alte aspettative ne furono entusiasti, giudicandolo "il libro dell’anno", un capolavoro etc etc.  Quando l’ho visto sullo scaffale dei "bargains" a 5$ o poco piu’ in hardcover, e trovando in copertina DeLillo parlare di "powerful novel" e Wallace di "pleasures of great fiction" non ho potuto resistere, e incuriosito l’ho preso.

Il romanzo e’ un mattone di 600 e piu’ pagine dove si racconta la storia di una famiglia della provincia americana, con i genitori sessantenni, lui malato e lei succube e i loro figli depressi, licenziati, divorziati.  Immagino che nella mente di Franzen questa doveva essere la versione a stelle e strisce dei Buddenbrooks, la saga di una famiglia che crolla in un mondo al galoppo in continuo mutamento.  Il problema pero’ e’ che mentre nella famiglia Buddenbrooks ma anche in quella del Gattopardo c’era grandezza e consapevolezza, almeno quella intellettuale e di casta qua ci ritroviamo per le prime 400 pagine con gente semplice e banale alle prese con le loro noiose ossessioni che presto diventano una palla spaventosa. Di tutta questa prima parte si salvano solo una trentina di pagine in cui si compie il dramma di un bambino costretto a tavola per ore a finire la cena, solo e dimenticato.  Ho letto da qualche parte che il successo del libro e’ dovuto al fatto che Franzen "scrive benissimo", chissa’, puo’ essere checon  la lettura in inglese mi sia perso questa bellissima scrittura. La storia pero’ magicamente prende vita nel finale, quando la famiglia Lambert cerca di riunirsi per un ultimo Natale da passare nella vecchia casa dei genitorni nel Midwest ed esplonodo i drammi e le confessioni in in clima di grande tristezza e tensione ma anche di qualche gioia e liberazione.  Ma rimaniamo lontani da Underworld e anni luce da Pastorale Americana ma anche da David Foster Wallace

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3 Responses to

  1. anonimo says:

    Hola Claudio, meno male che ti rifai vivo e ridai una briciolo di interesse al blog (leggi: i miei post fanno un po’ schifo)…
    Emanuele (diatarniv, ma non ho tempo di loggarmi)

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  2. DellaRocca says:

    Mi hai incuriosito…

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  3. briony says:

    L’ho terminato da poco e devo dire che non mi ha entusiasmato, nonostante in molti me ne avessero parlato bene.
    ciao!

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