Uneffective soccer in the happy valley (Eurocup 2008)

spanish-fanE’ piu’ semplice durante il weekend, ma anche nei giorni lavorativi un modo lo si trova sempre per fuggire dai laboratori o dagli uffici per trovarsi da Pickle’s, l’English pub del centro, e vedersi la partita dell’europeo in compagnia. 

La prima era andata malissimo, gli olandesi  erano tutti in orange e con degli enormi cappelli in stile corona reale, non riuscivano a credere ai loro occhi esternando le loro intime emozioni con un macello assordante.  Noi azzurri si doveva subire in silenzio, o al massimo lamentandosi della precaria forma del Materazzi o della brillantezza del centrocampo del milan e prendendosela col guardalinee accecato.  Un vero calvario, pronti via e quello sbruffone di Van Basten ci aveva gia’ dato una lezione senza precenti.

Alla seconda non si riempiva il pub. Nonostante le brocche di birra Yuengling a profusione si notava un certo scoramento fra il pubblico tifoso presente, forse gia’ rassegnato ad un’uscita prematura degli azzurri, che invece giocavano la loro miglior partita degli europei. Ci provavano e riprovavano ma alla fine si salvavano solo grazie ad una  prodezza di Buffon con l’unico rigore miracolosamente parato in carriera, per la disperazione dei 2 tifosi rumeni presenti che avevano tirato avanti a jagermeister, cipolle fritte e scuregge radiattive.

La terza era imperdibile: nella valle felice la comunita’ italiana e quella francofona convivono in discreta armonia fra feste dello eurclub, bevute, intrecci amorosi e partitelle a calcetto.  A cementare l’amicizia, le lacrime francesi di due estati fa, quando nello stesso bar di oggi il canto di "Tre-ze-guet, Tre-ze-guet" venne zittito dal liberatorio rigore dell’eroe del nostro mondiale, Fabietto Grosso (la pacata reazione dei tifosi presenti allora in questa immagine d’archivio del "Daily Collegian").

ciaofranceNoi non vediamo l’ora di rivivere quei momenti, ed effettivamente la sfiga delle gare precedenti ci abbandona; dopo 10 minuti Ribery s’infortunia, e poco dopo Toni fa la cosa piu’ bella del suo europeo con un aggancio in area fantastico, e viene cosi’ travolto dal malcapitato difensore blues: rigore ed espulsione, e per la Francia gli europei sono gia’ finiti. Noi invece si prosegue con la dea bendata che ci ricompensa fino in fondo, con un’autogol nel secondo tempo eworld+cup+italy+3 soprattutto con una Romania senza piu’ benzina che si fa battere senza lottare dall’Olanda, insomma, una giornata perfetta.

E cosi’ si giunge ai quarti contro la Spagna, la tradizione e’ favorevole ma non bastera’.  In difesa  soffriamo poco, ben protetti dalla diga a centrocampo, ma in avanti non ci siamo mai, si attacca in 2 contro 6 o con lanci di 50 metri sperando che accada qualcosa la’ davanti.  Ma Toni, bersagliato dalla critica feroce degli avventori del bar (carretta, trattore, pachiderma gli apprezzamenti piu’ gentili), e’ in realta’ troppo solo, non c’ha mai nessuno con cui fare l’uno-due, o che si inserisca o che gli porti via l’uomo, Cassano invece parte bene saltando spesso l’uomo ma poi tutto si spegne li’, ma e’ la squadra che manca, rinunciataria come troppo spesso accade, timorosa e senza mezza idea che non sia l’arrivare ai rigori, dove De Rossi che dopo Manchester non avrebbe dovuto tirare e Di Natale, che nei piani di Donadoni questo europeo doveva consacrare come campione, scelgono il lato sbagliato.  Il pub rimane aperto ma si svuota, e noi, dopo aver fatto i complimenti agli spagnoli, si torna a casa. Adios, Italia.

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