Due giorni alle Niagara Falls

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Partendo dalla valle felice in direzione nord si raggiunge presto l’80, sulla quale si puo’ fare il cost-to-cost, da New York a San Francisco mi sembra, la si percorre per una ventina di miglia in direzione ovest e si esce per imboccare la 153. La’ si e’ gia’ in mezzo al nulla, c’e’ solo la striscia d’asfalto che taglia boschi e foreste, sale su qualche collina e a tratti si affianca alla vecchia ferrovia, e bisogna fare attenzione, soprattutto se e’ quasi al tramonto, ai cerbiatti che attraversano la strada. Si puo’ viaggiare ascoltando alla radio qualche stazione religiosa con l’invasato predicatore che aspetta la venuta del Signore in Pennsylvania o l’annuncio della fiera dei mirtilli per raccogliere i fondi per il nuovo impianto elettrico della chiesa battista, oppure si puo’ ascoltare il CD del concerto della mannoia con degregori e pino daniele, finche’ quasi passati nello stato di New York, ad un’oretta dal confine col Canada si arriva al’Allegany State Park.
Coi nostri compagni di viaggio troviamo il campeggio e montiamo le tende, e dopo la cena accendiamo il nf2fuoco e ci godiamo lo spettacolo del cielo e l’allegria del rum jamaicano. Al risveglio nonostante sia meta’ agosto fa un bel freddo ed e’ tutto coperto, e ci mettiamo in macchina per arrivare alle cascate. Per me e’ la seconda visita, ma quando arriviamo lo spettacolo mi colpisce molto piu’ della prima volta, che quasi era stata una mezza delusione. Le falls sono piu’ basse di quanto ci si aspetta, ma sopratutto, per colpa dei canadesi, sembra quasi di stare a Las Vegas, con la fila dei palazzoni degli hotel da 50 piani che sembrano li’ apposto per distruggere la magia del luogo. Nel negozio dei souvenirs ci sono le repliche dipinti dei primi esploratori europei delle cascate, e che spettacolo che dev’essere stato a quei tempi con gli spazi ancora incontaminati.

Le cascate si visitano in qualche ora, si puo’ prendere la "maid of the mist" e passare con la barca sotto le cascate (piu’ potenti di un missile di adrianonf1) o scendere a piedi, dalla parte americana sulle scale del "cave of winds" (piu’ travolgenti dell’inter di mourinho). Se vi fermate la notte la parte canadese e’ piena di hotel-casino’ dove cercare la fortuna coi dollari rimasti, e vicino alla piazza c’e’ un ristorante italiano che mi dicono non sia male, anche se c’e’ sempre un po’ di coda per entrare.

Col ritorno al campeggio inizia l’avventura, infatti i nuvoloni si trasformano in tempesta e anche grandine, temiamo per la sorte delle nostre tende ma quando arriviamo le troviamo ancora intere. Prendiamo al negozietto la legna per il fuoco durante la notte, ma appena l’accendiamo veniamo attaccati da dei procioni famelici ma riusciamo a resitere e sopravvivere alla lunga notte. Domenica mattina sbaracchiamo tutto e andiamo al lago a fare la grigliata di pesce e gamberetti e ad imparare la pericolosita’ delle posizioni dello yoga, e poi e’ ora di ritornare a casa.

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2 Responses to

  1. anonimo says:

    Ciao, confermo tutto!

    Io ero stato (col Pisquano.. lo conosci, vero?) un sabato nell’Allegheny State Park, a un tiro di schioppo dal confine con NY. Proprio di questa stagione: ricordo la fila infinita di auto che veniva in senso opposto mentre uscivo da State College.. tutti che andavano a vedersi l’esordio stagionale di PSU.
    C’era pure un lago li’ vicino..

    A Niagara Falls invece ero andato a inizio ottobre con mamma e papa’, dormendo dal lato-luna park canadese.
    La cosa forse + bella era la strada per arrivarci, centinaia di miglia in mezzo ai boschi con le foglie che stavan cadendo.. e nei paesi vagoni di zucche pre-Halloween.

    Ascoltavo pure la radio ma x evitare incazzature evangeliche mi tenevo buona la cara vecchia WPSU…

    emanuele

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  2. anonimo says:

    ma che super vacanze stai facendo???!!!!

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