Infinite Jest, D. F. Wallace (numero di stelline non quantificabile)

Penso di aver ormai letto un migliaio di libri o giu’ di li, e ad un certo punto si impara un po’ a riconoscere che tipo di “bestia” si ha in mano, la forma, lo stile, i trucchi, le strutture narrative. Qualche libro e’ cosi’ “costruito” dal diventare insopportabile (un po’ come gli U2 post achtung baby o l’ultimo album dei Coldplay, per questo ho trovato orribili 2 mie recenti letture “Einstein e la formula di Dio” e “Solar”, quest’ultimo particolarment irritante essendo McEwan in realta’ uno scrittore di talento), in altri la forma e’ proprio dichiarata (come ad esempio molti polizieschi, o gli horror) ma l’onesta’ dell’autore e la sua voglia di comunicare e trasmettere al lettore le sue idee e sensazioni compensano pienamente la mancanza di originalita’.

Poi a volte si ha invece l’occasione di imbattersi in qualcosa di diverso, irriconoscibile, che ti sorprende e magari fai anche fatica a capire, che non sai trattare ma che ti impressiona, incuriosisce e alla fine ti cattura, e che riconosci essere un’opera straordinaria. Ecco, questo e’, secondo me, Infinite Jest.

Il romanzo non ha una trama vera e propria, sono episodi, frammenti della vita di talenti tennistici, tossicodipendenti, donne bellissime (ma sempre velate) e altissime, agenti segreti, terroristi in carrozzina, indipendentisti, alcolisti, registi cinematografici e fisici ottici. Nell’ultima parte del libro tutto sembra confluire in un crescendo dal finale catartico alla “Magnolia” dove tutto ha spiegazione e invece (s)fortunatamente si rimane con tanti interrogativi senza una soluzione.

Alcune pagine sono state per me illeggibili (forse perche’ in inglese in realta’) e mi hanno fatto addormentare di ritorno a casa sul treno, altre parti sono invece uno spasso, molto piacevoli e intriganti dal non voler posare il libro e spegnere la luce mentre mia moglie ronfava gia’ da alcune ore.

Mi affascinano ad esempio le sue pagine sul tennis, il suo campo come un’infinita scacchiera, la costruzione di un punto come azione, reazione, angoli e spazi che si aprono ineluttabili (chissa’ se Federer gioca un po’ come Hal Incandenza?). Agghiacciante il racconto della cena del giorno del ringraziamento, dalla perfezione formale ma dalla tensione insopportabile. E’ bello leggere Wallace perche’ ti fa vedere le cose sotto una luce particolare, diversa dal comune.

Se qualcuno e’ incuriosito da Wallace il mio consiglio e’ di leggersi i racconti “Brevi interviste con uomini schifosi” che e’ molto piu’ “accessbilie” di Infinite Jest. La “trama” di IJ si trova su wikipedia, qua invece ho scoperto esserci un paio di estratti di IJ in italiano, e una bella intervista che fa capire un po’ il modo di pensare di Wallace, buona lettura!

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2 Responses to Infinite Jest, D. F. Wallace (numero di stelline non quantificabile)

  1. Se ti interessa Wallace, vieni a farci visita sull’Archivio DFW Italia http://archivio-dfw.tumblr.com/ e condividi con noi le tue riflessioni. A presto. r

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  2. tuttofaunpomale2 says:

    ciao Roberto, grazie x la segnalazione dell’archivio che mi sembra bello pieno di contenuti interessanti, ola! claudio

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