The Hunger games, Suzanne Collins, 4 stelline

The Hunger games mi ha ricordato una delle mie prime letture di giovane pischello, La lunga marcia, di uno Stephen King prima maniera; non un capolavoro, ma veloce, semplice, cattivo, aveva spazzato via i miei pregiudizi generati dalle assurde letture imposte alle scuole medie (mi ricordo una genialata mirata ad adolescenti dal titolo “I ragazzi del muretto”, poi “Giochi di guerra”, dopo che tutti avevano gia’ visto il film, e i Malavoglia dei suoi misteriosi lupini affondati (misteriosi nel senso che nessuno sapeva cosa fossero, ‘si lupini)).

Comunque, la lunga marcia era una competizione dove a vincere era l’ultimo a fermarsi (gli altri potete immaginare invece che fine facessero), ed anche the hunger games e’ basato su un semplice ma diabolico scenario: 24 adolescenti in lotta in una grande arena con un’unica regola: vince chi sopravvivere.

Ho trovato la parte migliore e piu’ affascinante quella iniziale, dove viene introdotto il mondo post-apocalittico nel quale i giochi sono ambientati, con la capitale dominante sui 12 distretti da cui vengono estratti a sorte ogni anno un ragazzo ed una ragazza da mandare al macello. La parte dei giochi perde un po’ in originalita’, anche perche’ e’ chiaro fin da subito che la nostra eroina sopravvivera’ (il romanzo e’ in prima persona ed e’ il primo dei 3 della serie) ma si fa comunque leggere con piacere fino all’happy ending. Appena riesco mi vedo anche il film.

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