Memorie di un turista in Islanda

Mi ricordo che quand’ero piccolo il campionato cominciava più tardi, e lo stesso per le coppe europee, cosi’ che almeno l’estate era zona franca. Ed ora invece e’ appena meta’ settembre e abbiamo gia’ perso in coppa contro una squadra israeliana trascinata dal centravanti di sfondamento Maramao, in campionato perso contro il Chievo e abbiamo strappato un pareggio in rimonta in casa col Palermo. I ricordi della giovinezza son piacevoli non solo perché si era giovani ma anche perché le cose andavano effettivamente meglio, mi sa’. Comunque, forza Inter!

Mi ricordo anche che per le mie prime vacanze indipendenti non prenotavo mai niente ma ero sicuro che in un modo o nell’altro un posto per dormire lo si sarebbe trovato (a Chicago una volta siamo finiti in un hotel da B-movie con un anziano addetto alla chiusura della porta dell’ascensore che ci portava al 5 piano, ed una camera divisa in due locali ma di cui solo uno utilizzabile perché l’altro puzzava troppo (meglio non immaginare di che cosa)). Ora invece che in vacanza ci andiamo coi bimbi mi preoccupo sempre un po’, anche se tutto e’ sempre prenotato con largo anticipo e pianificato. Questa volta poi che si andava in Islanda ero preoccupato al cubo: fara’ troppo freddo? piovera’ sempre? qualche b&b ci dara’ buca e dovremo dormire in macchina? troveremo negozi dove comprare un panino? forse era meglio noleggiare una Jeep? L’Islanda in realtà si rivelerà meno remota di quanto temuto e tutto e’ filato liscio, l’unica volta in cui abbiamo rischiato di patire la fame e’ stato fra tutti i posti  proprio Reykjavik, dove mi son perso in un quartiere residenziale e non riuscivo più ad uscirne.

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Fra le cose memorabili, in nessun ordine particolare: le hostess della WOW air; la notte alla farmhouse di Arbakki passata nell’hot tub nell’attesa di vedere le northern lights (visto niente) sorseggiando birra al miele (terribile); Samuele che la mattina si sveglia e dice: “Chi mi ha messo in questo letto?”; le decine di balene viste durante il giretto in barca in una splendida giornata di sole; i bimbi che corrono sulla spiaggia deserta di Grundarfjordur, coi cavalli al trotto all’orizzonte; lo zolfo dei geysers e delle docce nel sud-ovest dell’isola; le montagne che si ergono dal nulla, maestose e piatte; le 5000 corone buttate nel tentativo di fare il pieno alla pompa automatica ma sbagliando decisamente il cambio; Olivia che si mangia il ghiacciolo di un iceberg, sulla barca anfibio della laguna di Jokulsarlon con guida di San Marino; Olivia che dice “Questo e’ il giorno più bello della mia vita” o “Questo e’ il giorno più brutto della mia vita” a seconda che in macchina le facevamo vedere i cartoni dei Puffi sul tablet o meno; Olivia che mi dice: “Papa’, mi hai fatto perdere la pazienza”, o “Papa’, un po’ di pazienza” quando la mattina le dicevo di finire il latte; Samuele preoccupato dai vulcani; l’aspra competizione ad “Arriva un bastimento carico carico di…” in macchina; le tagliatelle alle langoustine del ristorante di Eyrarbakki; le cascate; le foche; l’enorme ghiacciaio visto nella tormenta, forse il momento più remoto della visita in Islanda, solo io e un palermitano da cui mi faccio fare una foto; i vulcani, nessuno in eruzione per fortuna; le chiacchierate con gli autoctoni su Euro 2016 e la storica Islanda-Inghilterra e le vacanze in Italia, da fare a settembre-ottobre; i cartelli stradali per segnalare la presenza di una fattoria; e tutto il resto che mi sto gia’ dimenticando.

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