The left Hand of Darkness – Ursula LeGuin, 4 stelline

thelefthandofdarknessLa copertina lo descrive come un classico della fantascienza, io il libro e l’autrice in realtà non li avevo mai sentiti, pero’ sul volo di ritorno dalla nostra ultima vacanza il mio vicino, un neo-universitario al primo anno di antropologia a Bristol mi ha assicurato che negli UK il libro e’ in effetti conosciuto e, secondo il suo parere, bello e “thought provoking”.
Ed in effetti se la parte fantascientifica a me e’ parsa fare più che altro da copertina quello che interessa all’autrice e’ invece l’esplorazione ed il rapporto col diverso ed e’ proprio con questo che la narrazione decolla.
Il romanzo racconta di un inviato di una coalizione interplanetaria in missione su un piccolo e freddo pianeta, “Inverno”, per convincerne gli abitanti ad entrare nel magnifico e progressivo club spaziale.

A complicare la missione ci sono un paio di fattori. In primis, la popolazione di Winter e’ molto simile a quella umana ma e’ di un solo sesso, diventa attiva sessualmente solo per qualche giorno al mese, quando si accoppia con un partner scelto al momento e al termine del quale ci si puo’ scoprire madri o padri.
L’altra particolarità di “Inverno” e’ che come s’intuisce dal nome, fa sempre un gran freddo, buona parte del pianeta e’ ricoperto da ghiacciai e le temperature salgono sopra lo zero solo per qualche mese all’anno. Perlomeno, non sembra piovere sempre come in Inghilterra. Ma il clima proibitivo ha avuto un’influenza profonda sui popoli d’”Inverno”, rallentando il progresso tecnologico e rendendoli piuttosto cauti, in quanto in quelle condizioni estreme una mossa falsa può essere catastrofica. Ed e’ quindi con molta cautela e diffidenza che l’inviato spaziale viene accolto sul gelido pianeta, e per far breccia nella popolazione dovrà passarne di tutti i colori e sopratutto guadagnarsi la fiducia di un brillante ministro della corte del re. Ed e’ nel racconto del rapporto fra l’inviato ed il ministro, il confronto fra i modi di pensare ed il superamento delle barriere culturali che il romanzo diventa brillante e “thought provoking”, una piccola gemma, un classico della fantascienza.

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Memorie di un turista in Islanda

Mi ricordo che quand’ero piccolo il campionato cominciava più tardi, e lo stesso per le coppe europee, cosi’ che almeno l’estate era zona franca. Ed ora invece e’ appena meta’ settembre e abbiamo gia’ perso in coppa contro una squadra israeliana trascinata dal centravanti di sfondamento Maramao, in campionato perso contro il Chievo e abbiamo strappato un pareggio in rimonta in casa col Palermo. I ricordi della giovinezza son piacevoli non solo perché si era giovani ma anche perché le cose andavano effettivamente meglio, mi sa’. Comunque, forza Inter!

Mi ricordo anche che per le mie prime vacanze indipendenti non prenotavo mai niente ma ero sicuro che in un modo o nell’altro un posto per dormire lo si sarebbe trovato (a Chicago una volta siamo finiti in un hotel da B-movie con un anziano addetto alla chiusura della porta dell’ascensore che ci portava al 5 piano, ed una camera divisa in due locali ma di cui solo uno utilizzabile perché l’altro puzzava troppo (meglio non immaginare di che cosa)). Ora invece che in vacanza ci andiamo coi bimbi mi preoccupo sempre un po’, anche se tutto e’ sempre prenotato con largo anticipo e pianificato. Questa volta poi che si andava in Islanda ero preoccupato al cubo: fara’ troppo freddo? piovera’ sempre? qualche b&b ci dara’ buca e dovremo dormire in macchina? troveremo negozi dove comprare un panino? forse era meglio noleggiare una Jeep? L’Islanda in realtà si rivelerà meno remota di quanto temuto e tutto e’ filato liscio, l’unica volta in cui abbiamo rischiato di patire la fame e’ stato fra tutti i posti  proprio Reykjavik, dove mi son perso in un quartiere residenziale e non riuscivo più ad uscirne.

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Fra le cose memorabili, in nessun ordine particolare: le hostess della WOW air; la notte alla farmhouse di Arbakki passata nell’hot tub nell’attesa di vedere le northern lights (visto niente) sorseggiando birra al miele (terribile); Samuele che la mattina si sveglia e dice: “Chi mi ha messo in questo letto?”; le decine di balene viste durante il giretto in barca in una splendida giornata di sole; i bimbi che corrono sulla spiaggia deserta di Grundarfjordur, coi cavalli al trotto all’orizzonte; lo zolfo dei geysers e delle docce nel sud-ovest dell’isola; le montagne che si ergono dal nulla, maestose e piatte; le 5000 corone buttate nel tentativo di fare il pieno alla pompa automatica ma sbagliando decisamente il cambio; Olivia che si mangia il ghiacciolo di un iceberg, sulla barca anfibio della laguna di Jokulsarlon con guida di San Marino; Olivia che dice “Questo e’ il giorno più bello della mia vita” o “Questo e’ il giorno più brutto della mia vita” a seconda che in macchina le facevamo vedere i cartoni dei Puffi sul tablet o meno; Olivia che mi dice: “Papa’, mi hai fatto perdere la pazienza”, o “Papa’, un po’ di pazienza” quando la mattina le dicevo di finire il latte; Samuele preoccupato dai vulcani; l’aspra competizione ad “Arriva un bastimento carico carico di…” in macchina; le tagliatelle alle langoustine del ristorante di Eyrarbakki; le cascate; le foche; l’enorme ghiacciaio visto nella tormenta, forse il momento più remoto della visita in Islanda, solo io e un palermitano da cui mi faccio fare una foto; i vulcani, nessuno in eruzione per fortuna; le chiacchierate con gli autoctoni su Euro 2016 e la storica Islanda-Inghilterra e le vacanze in Italia, da fare a settembre-ottobre; i cartelli stradali per segnalare la presenza di una fattoria; e tutto il resto che mi sto gia’ dimenticando.

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Memoirs of a spacewoman, N. Mitchison, 3 stelline

memoirsSorprendente libro di fantascienza di una romanziera scozzese, pubblicato nel 1962, scritto sotto forma di diario  di un’esploratrice spaziale esperta in comunicazione, che riporta appunti di alcune sue missioni spaziali di forte impatto personale (perché la prima, o la più rischiosa) o bizzarre ed inusuali, spesso con un occhio attento alle dinamiche riproduttive/sessuali. Queste avventure mi han ricordato un po’ le puntate di Star Trek che guardavo da bambino, quando Kirk, Spock e compagnia si teletrasportavano sulla superficie di un pianeta caratterizzato da una qualche stranezza con cui confrontarsi (e possibilmente sopravvivere). Sicuramente originale, il racconto ruota attorno all’osservazione delle specie aliene con cui l’esploratrice viene a contatto, i tentativi di comunicazione e di comprensione delle dinamiche sociali e della psicologia di creature spesso molto distanti da quelle terrestri, ma e’ anche una interessante finestra sulla possibile evoluzione della societa’ e dei costumi sulla Terra, con la nostra esploratrice che  ha diversi compagni con cui di volta in volta accoppiarsi e crescere un figlio. Dopo un inizio un po’ lento le ultime missioni sono molto piu’ coinvolgenti, quando finalmente anche i protagonisti delle esplorazioni vengono caratterizzati e sviluppati un po’ piu’ a fondo.

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Guida alla Cornovaglia

Quest’anno la nostra esplorazione delle bellezze britanniche ci ha portato in Cornovaglia, la punta sud occidentale dell’Inghilterra. Dal Lincolnshire pero’ son più di 6 ore di macchina, cosi’ la prima e’ stata una tappa d’avvicinamento, a Bath, ridente cittadina del Somerset dove i romani millenni fa si insediarono e portarono la civilta’ sotto forma di bagni termali. Ci siam fermati un giorno, e oltre ai Roman Baths siamo passati al Victoria Park in fronte al Royal Crescent (altra attrazione architettonica, un edificio del 700, a forma di crescent appunto), dove i bimbi si son divertiti al grande playground e dove io ho potuto apprezzare le bellezze locali che si stavano ritrovando tutte in tiro per il ball di  fine anno accademico, gloriosa istituzione British (il viaggio e’ stata una full immersion culturale).

Da Bath al nostro piccolo cottage sperduto nell’entroterra della Cornovaglia c’erano altre 3 ore, accompagnate dalla “musica” dei One direction intervallata alla colonna sonora de il Buono, il brutto e il cattivo e dai geniali indovinelli di Olivia: – “Arriva un bastimento carico carico di animali che incominciano per C” “Cane?” -“No”, “Cavallo?” “No”, “Capra?” “No”, “Canguro?” “No”, “Che cos’e’ Olivia?” “It’s a bear, I tricked you!”

Come c’e’ sembrata la Cornovaglia? 5 stars! La costa e’ un mix selvaggio di lunghe spiagge, alte scogliere, baie nascoste, piccoli villaggi. Il nostro primo giorno di spiaggia e’ stato a Chapel Porth, vicino a St Agnes, se si e’ coraggiosi si può fare il bagno e poi farsi una passeggiata sui tanti sentieri in cima alla scogliera; Holywell Bay vicino a Newquay e’ lunga, sabbiosa, con tante dune,la nostra preferita e’ stata Kynance Cove di fianco al Lizard point (il punto più a sud d’Inghilterra) si raggiunge scendendo un breve sentiero ed e’ un vero spettacolo. mucche

Anche ai bimbi e’ piaciuto esplorare la Cornovaglia, belle tappe son state la visita al Tintagel Castle, del leggendario Re Artu’ (non e’ rimasto molto ma il paesaggio e’ straordinerio, come direbbe Sacchi), l’isola di St Michael’s Mount, raggiungibile a piedi o con la barchetta a seconda della marea, il Minack Theatre, costruito su una scogliera da una signora con il suo giardiniere a partire dagli anni 30, ora e’ un suggestivo teatro all’aperto (noi ci abbiamo fatto solo un giro, ma vederci uno spettacolo dev’essere davvero uno spettacolo :-)). Dal Minack in pochi minuti si arriva alla bella spiaggia di Porthcurno e in un quarto d’ora a Land’s end, la punta Ovest dell’Inghilterra, dove una volta superata la baracconata che han messo all’ingresso si può passeggiare per miglia a picco sul mare con viste affascinanti. E poi i bimbi se la son spassata quando abbiamo incrociato mandrie di mucche che passeggiavano tranquille in mezzo alla strada costringendoci a soste forzate per farle passare, si son divertiti al labirinto di siepi del Glendurgan Garden e hanno imparato anche un po’ di storia al Pendennis Castle di Falmouth, costruito da Enrico ottavo (quello delle 6 mogli) nel 500.
spiaggia
Ora e’ arrivato il momento di svelare il segreto della Cornovaglia: bisogna aver una botta di culo per visitarla quando c’e’ bel tempo, che di sicuro non e’ la norma: pioggia e vento non mancano quasi mai da quelle parti. La Cornovaglia e’ una tappa molto popular fra gli inglesi, per evitare le resse e’ buona cosa andarci a giugno/inizio luglio, quando ancora le scuole qua sono aperte. Enjoy!

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Zero su sette

meteoCon la fine del campionato e’ tempo di bilanci, e per le mie previsioni di inizio stagione e’ stata un’ecatombe:

1 Roma      Juve
2 Inter       Napoli
3 Napoli    Roma
4 Juve        Inter
5 Milan     Fiore
6 Fiore      Sassuolo
7 Lazio      Milan

Ammetto candidamente che il tifo m’ha annebbiato il cervello, con la Juve che ha dovuto rifare la squadra che ha pagato solo all’inizio e poi ha ricominciato a macinare punti e ad asfaltare gli avversari. Ci sono andato vicino con Napoli e Fiore, solo un gradino meglio di quanto pensassi, con l’Inter che ha dilapidato il vantaggio accumulato all’andata e la Roma che ha rimediato all’incubo della gestione Garcia, e con quegli scarponi del Milan che son riusciti a far peggio anche del Sassuolo. In pratica, non ho beccato neanche un pronostico, ma come si suol dire, solo che ci prova sbaglia.

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The Dead Lands, Benjamin Percy, 3 stelline

dead-lands-cover-300x300Questo romanzo prova ad immaginare cosa possa restare dopo un conflitto nucleare su scala mondiale. Non molto, a quanto pare, solo St Louis, ora chiamata il Santuario, circondata da mura che proteggono dalle creature mostruose mutate a causa del contagio radioattivo. Ma l’isolamento del Santuario ha termine quando una ragazza mutata giunge alle porte della città, con l’annuncio che altre comunità della costa Ovest sono sopravvissute al disastro nucleare. Parte cosi’ una spedizione in un ambiente estremamente ostile che porta i componenti del gruppo al limite fisico e sopratutto mentale, e solo in pochi arriveranno fino in fondo.

Come spesso mi accade per questo tipo di racconti ho trovato fantastica l’ambientazione, il mondo nuovo che si viene a creare quando l’ordine costituito crolla, i nuovi rapporti di forza, le nuove fondamentali qualità che emergono per conquistare la sopravvivenza. Il viaggio invece si e’ trascinato in modo un po’ random, un susseguirsi di terre desolate ed incontri con bizzarre e letali creature fino a che giunti alla meta l’autore non sapeva più che far succedere e ha chiuso un po’ cosi’, ad minchiam direbbe il buon Mr. Scoglio.

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Rugby festival

Prima dell’avvento di Claudio Ranieri a Leicester c’era gia’ una squadra tradizionalmente forte, ma non era il Leicester City Football Club bensi’ i Leicester Tigers del rugby, che con cricket e freccette sono i veri sport nazional popolari degli UK. Fra le varie nobili iniziative del club ci sono i “festival”, dove le squadre dei paesini della zona vengono invitate ad un mini-torneo organizzato dai Leicester Tigers, e quest’anno e’ stato anche il turno dello Spalding Rugby Club di Samuele.

tigers2La domenica si comincia con sveglia alle 7, la società ha noleggiato un minibus per il viaggio a Leicester ma quando alle 8 arriviamo al raduno per la partenza del minibus non c’e’ traccia. Proviamo a contattare l’autonoleggio ma ci dicono che i tipi che dovevano riportarlo la sera prima non si son fatti vedere e ci richiameranno, intanto comincia a piovere e ci si chiede se l’idea del minibus non sia stato un errore. Dopo un po’ si fa vivo l’autonoleggio, ci informano che i tipi stan facendo benzina e riconsegneranno il minibus a momenti, alle 9 effettivamente il minibus appare all’orizzonte, ci imbarchiamo e partiamo a razzo rischiando subito un frontale nelle strette stradine della campagna inglese. Il resto del viaggio invece va via liscio, conversando col coach di onde gravitazionali, dell’esplorazione di Marte e della cucina del Lincolnshire.

Arriviamo finalmente a Leicester con modesto ritardo, parcheggiamo allo stadio e ci tigers3mettiamo in marcia per raggiungere il campo di gioco ma ci informano che il torneo e’ dall’altra parte della città’, torniamo al nostro minibus e ci rimettiamo in moto, il secondo tentativo e’ quello giusto ed il torneo per nostra fortuna sta cominciando proprio quando arriviamo. I bimbi giocano una serie di partitelle di 20 minuti 4 contro 4, a parte la pioggia e il gelo e’ tutto perfetto, per i genitori al seguito ci sono anche salsicce e the bollente, uno spasso.

Dopo il torneo (4 vinte e 4 perse mi sembra) ci si rimette in moto e torniamo al parcheggio dello stadio di football, che e’ di fianco a quello di rugby, dove vediamo il Leicester distruggere una squadretta dei bassifondi della classifica qualcosa tipo 60-10, si vedono quindi tante mete ma i bimbi sembrano pitigersù interessati a scambiarsi le figurine dei rugbisti che han trovato nel pacchetto-regalo che il club gli ha dato all’ingesso.

Finita la partita si torna al minibus, durante il viaggio stavolta i bimbi sono distrutti e la pace e la quiete regna miracolosamente a bordo. Evviva il rugby, evviva i Leicester Tigers, ed evviva anche Claudio Ranieri.

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